Gianni Dubois, un sempre ottimo Silvio Orlando, è un regista emergente che dopo aver diretto qualche buon film non riesce più a trovare la storia giusta. Per quanto si sforzi, e nonostante abbia la possibilità di dirigere l’attrice più famosa del momento, l’idea buona non arriva. In più la casa in Toscana, causa una perdita, ha rovinato l’affresco cinquecentesco della locale chieda sottostante.

Silvio Orlando nella parte di Gianni Dubois, regista in crisi creativa, protagonista de "La Passione".
Per non incorrere in gravi sanzioni, quindi, Dubois è costretto a dirigere la Sacra Rappresentazione del venerdì santo. Una vera e propria “via crucis” per il regista, alle prese con attori improvvisati (gli ostili abitanti del paesino), nessun budget e, soprattutto, un improbabile Corrado Guzzanti nella parte di Gesù, attore locale che legge le previsioni del tempo declamandole. Suo aiuto regista è un ex galeotto con la passione per il cinema (l’onnipresente, ma comunque sempre interessante Battiston).
Il film di Mazzacurati, regista di buone pellicole come “Il toro”, “Vesna va veloce”, “La lingua del santo”, solo per citarne alcune, torna su temi a lui cari: la provincia italiana, l’attaccamento alle piccole cose, e, sopratutto, i perdenti. La critica l’ha trovato un pò deludente, accusandolo di aver perso un’occasione per dire qualcosa sullo stato del cinema e della cultura in Italia. Io l’ho trovato un film leggero ma piacevole, anche perchè non avevo aspettative particolari. Adoro Silvio Orlando e trovo Battiston un vero attore (bisognerebbe saperlo guardare oltre l’aspetto fisico/comico). Guzzanti forse fa un pò la macchietta, ma le risate te le strappa sempre e comunque. La location dove è stato girato il lavoro poi è fantastica (voglio andare a vivere a Fiorano!). In ogni caso, vale sempre la pena spegnere la tv, uscire di casa, vedersi con gli amici, andare al cinema e concludere la serata discutendo sul film appena visto (cinepanettoni et similia esclusi, ovviamente).
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