“Operazione paura”: l’incubo senza tempo di Mario Bava



C’è un nome che lega fra loro registi del calibro di Martin Scorsese, Joe Dante, Tim Burton, John Landis, Quentin Tarantino, David Lynch, Federico Fellini, Dario Argento. Quel nome è Mario Bava. Padre del cinema horror nostrano e dichiarata fonte d’ispirazione per molti autori internazionali, tra i quali i signori appena citati, che lo hanno omaggiato in diverse indimenticabili opere. Come spesso succede nel nostro Paese, anche per Mario Bava ci sono voluti anni prima che l’Italia gli riconoscesse il giusto valore artistico (con il consueto ritardo rispetto all’estero). Dotato di un’estetica assai personale, Bava miscela nelle sue opere un raffinato gusto gotico, colori iperrealistici, zoom al limite del consentito, effetti speciali e cultura pop. Capace di alternare horror, thriller, fantasy, noir, stravolgendone ogni regola e firmando pietre miliari alle quali ancora oggi Hollywood è debitrice.

Nel 1966, dopo aver diretto il cult “ Terrore nello spazio”, che influenzerà non poco l’ “Alien” di Ridley Scott, Bava torna all’horror gotico del suo incredibile esordio “La maschera del demonio” (1960), firmando lo splendido “Operazione paura”. Il titolo, decisamente banale, è probabilmente l’unica pecca dell’intero film. Un medico di città viene chiamato in un paesino sperduto per eseguire l’autopsia di una donna morta in circostanze misteriose. Ma non è l’unica, un’inquietante serie di cadaveri ha colpito infatti il villaggio, sul quale sembra incombere un’antica maledizione.


“Operazione paura” è un capolavoro assoluto del cinema horror mondiale, dal quale Mr. Burton pescherà a piene mani nel suo “Il mistero di Sleepy Hollow” e che Lynch omaggerà chiaramente nella puntata conclusiva di “Twin Peaks” (l’inseguimento col proprio doppio malvagio, vi dice nulla?). La tensione non abbandona mai lo spettatore, che trascorre un’ora e mezza col cuore in gola, fra apparizioni demoniache, cimiteri abbandonati, bambine maledette e inquietanti nenie infantili (e qui tocca a Dario Argento pagare dazio…).

I film di Bava non si basano sulle storie, ma sulle atmosfere. E raramente si è visto una pellicola horror con una messa in scena di tale impatto visivo. Nonostante siano passati quarantacinque anni, “Operazione paura” raggiunge ancora pienamente il suo terrorizzante obiettivo, grazie ai raffinati rimandi gotici, esoterici, alle atmosfere oniriche, immerse fra le nebbie di luoghi che non hanno né presente né futuro, un passato confuso, perso fra ricordi ambigui che tormentano gli abitanti del villaggio, verità nascoste che non conoscono innocenti, ma solo colpevoli.



Un Commento a ““Operazione paura”: l’incubo senza tempo di Mario Bava”

  1. Mario Scrive:

    ..e theremin a gogo..!!!
    Bellissimo!

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