Se per Cesare Zavattini, poliedrico intellettuale e coautore di molti capolavori di De Sica (“Sciuscià” e “Ladri di biciclette” su tutti), alla base del neorealismo italiano vi era la cosiddetta “teoria del pedinamento” da lui elaborata, secondo la quale la macchina da presa doveva porsi al servizio del reale, pedinando appunto i soggetti presi dalla strada, trasformando la vita di tutti i giorni nel soggetto del film, “Non è ancora domani (la pivellina)” di Tizza Covi e Rainer Frimmel si può far rientrare pienamente in quella corrente cinematografica che, nel dopoguerra, ci vide maestri in tutto il mondo.
I due registi di questo piccolo film, premiato alla Quinzaine di Cannes 2009 e in diversi altri concorsi, vengono dalla fotografia e dai documentari, tra i quali “Babooska”, sulla vita di alcuni artisti del circo. E proprio una famiglia allargata di girovaghi dediti alle arti circensi è la protagonista di questa nuova opera.
La storia ha inizio quando Patrizia, una signora di mezza età coi capelli rosso fuoco (non a torto è stata definita una Magnani post-punk), mentre è alla ricerca del suo cane Ercole, si imbatte nella piccola Asia, una bambina di due anni, lasciata su un’altalena nella triste e desolata periferia romana. La bambina ha con sé un bigliettino, in cui la vera madre promette che verrà presto a riprendersela. La “pivellina” viene portata così nella roulotte di Patrizia, diventando presto il centro delle attenzioni di tutta la compagnia di girovaghi, in particolare del tredicenne Tairo, ragazzo semplice e sveglio, figlio di un domatore di leoni e orgoglioso della propria condizione di girovago, e del marito della donna, Walter, l’unico che pare preoccuparsi seriamente delle ripercussioni giudiziarie che questa vicenda potrebbe avere.
Tizza Covi e Rainer Frimmel, di Bolzano lei e austriaco lui, raccontano una toccante storia di emarginazione sociale, senza ricorrere a facili drammatizzazioni, ma filmando con piena obiettività la realtà. Gli attori sono presi dalla strada, mantengono i loro nomi e recitano con una buona dose di improvvisazione, seguiti da una camera a mano che si lascia guidare dai loro movimenti, dai loro gesti e dalle loro espressioni. Le luci sono totalmente naturali, la colonna sonora è data dai rumori e dai suoni della realtà. “Non è ancora domani (la pivellina)” è un’opera coraggiosa, come ne escono pochissime non solo in Italia o in Europa, ma in tutto il mondo. Un’opera fuori da ogni legge del mercato, eppure in grado di coinvolgere lo spettatore con estrema naturalezza, trasmettendo un profondo messaggio morale privo di alcuna retorica. Un messaggio di altruismo e di empatia verso chi vive ai margini della società, senza ricorrere a stereotipi, ma anzi rivelandone l’orgoglio e la statura morale. E poi la piccola Asia vale davvero da sola il prezzo del biglietto.
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