spaghetti western

“Django”: concerto di sangue per mitragliatore solo

C’è un cowboy, completamente in nero, che cammina senza sosta nelle lande desolate del sud degli Stati Uniti, trascinandosi dietro una bara. Il suo nome è Django. La voce dell’indimenticato Rocky Roberts lo invoca nell’epico tema d’apertura dell’omonimo film del ’66 di Sergio Corbucci, in una sequenza iniziale che resta indimenticabile. Corbucci recupera il modello [...]

Il Grande Silenzio: requiem per neve e sangue

Nel 1968 siamo in pieno boom dello “spaghetti western”. I nuovi protagonisti sono bounty killer senza passato né futuro, figure ciniche, prive di alcuna morale, con un solo obiettivo: uccidere (possibilmente qualcuno che frutti un bel po’ di dollari). E se il prototipo Clint Eastwood presenta anche tracce di umanità in certe rare occasioni, questo problema non sfiora minimamente i protagonisti de “Il Grande Silenzio”, piccolo semisconosciuto capolavoro di Sergio Corbucci. Il maestro degli spaghetti western (suo anche lo storico “Django”, di due anni prima) firma un’opera che ribalta tutti i clichè del genere, ambientando il film in un paesaggio totalmente innevato (voci indiscrete riferiscono che le riprese avvennero a Cortina, prima che i Vanzina la colonizzassero per le loro vacanze natalizie).

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