The Amazing Spider-Man

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Sono iniziate le riprese del nuovissimo Spider-Man, che cambia regista, ma anche attori.

Il nuovo regista Mark Webb (500 giorni insieme) ha promesso di realizzare un film più cupo della trilogia di Raimi, scegliendo come suo eroe la nuova emergente stella Britannica Andrew Garfield (the Social Network, Parnassus).

L’ attore era assai a suo agio nel suo nuovo costume, nonostante abbia  dichiarato di aver pianto la prima volta indossato:  “Non  pensavo avrebbe avuto su di me un tale impatto emotivo. Ancora non ci credo. Ogni volta devo immaginare che sia un attore piu bravo di me ad indossare quel costume. Non avrei mai pensato di essere all’altezza di questo ruolo quando andai al casting. È una gran responsabilità .”

Batman 3: The Dark Knight Rises

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Hollywood è al momento occupatissima con la presentazioni delle nuove importanti  uscite cinematografiche, ma continua a darsi da fare con molte idee in cantiere e con l inizio delle riprese di film molto attesi.

Christopher Nolan dopo il suo ultimo capolavoro (Inception) che non ha avuto nessun tipo di riconoscimento agli oscar, il che ha provocato molte discussioni in America, è alle prese con il terzo episodio di Batman. Le riprese inizieranno ad Aprile e non prima ,per lasciar riposare il nuovo premiato Oscar  Christian Bale. Nel nuovo ed ultimo capitolo, ha sottolineato il regista, il cavaliere oscuro si troverà a fronteggiare la sexyssima catwoman interpretata dall’attrice de “Il diavolo veste prada”  (Anne Hathaway) scalzando cosi le altre candidate. Per gli altri interpreti la certezza si ha solamente per  il protagonista e per Gary Oldman nei panni del Commissario Gordon.

Come ho già tristemente accennato,

“La Passione” – ovvero quello a cui puoi andare incontro quando perdi l’ispirazione

Gianni Dubois, un sempre ottimo Silvio Orlando, è un regista emergente che dopo aver diretto qualche buon film non riesce più a trovare la storia giusta. Per quanto si sforzi, e nonostante abbia la possibilità di dirigere l’attrice più famosa del momento, l’idea buona non arriva. In più la casa in Toscana, causa una perdita, ha rovinato l’affresco cinquecentesco della locale chieda sottostante.

Silvio Orlando nella parte di Gianni Dubois, regista in crisi creativa, protagonista de "La Passione".

Per non incorrere in gravi sanzioni, quindi, Dubois è costretto a dirigere la Sacra Rappresentazione del venerdì santo. Una vera e propria “via crucis” per il regista, alle prese con attori improvvisati (gli ostili abitanti del paesino), nessun budget e, soprattutto, un improbabile Corrado Guzzanti nella parte di Gesù, attore locale che legge le previsioni del tempo declamandole. Suo aiuto regista è un ex galeotto con la passione per il cinema (l’onnipresente, ma comunque sempre interessante Battiston).

“Nirvana”: il piccolo gioiello dello spaghetti cyberpunk

Quando nel ’97 uscì “Nirvana”, per tutti i fan di Salvatores fu qualcosa di realmente spiazzante, difficile da comprendere. Si arrivava da grandi commedie generazionali diventate immediatamente di culto come “Marrakech Express”, “Turnè”, quel “Mediterraneo” premiato con l’Oscar e il successivo “Puerto Escondido”. Tutti film sul desiderio di fuga, del sentirsi ancora vivi lontani dalla routine quotidiana, alla ricerca di se stessi attraverso l’esperienza del viaggio (fisico e mentale). In un certo senso questo tema è presente anche in “Nirvana”, ma l’ambientazione è quanto più di lontano possa esistere dal deserto del Marocco o dai mari della Grecia e del Messico. Ci troviamo in un futuro non molto lontano, nel cosiddetto “Agglomerato del Nord”, uno scenario urbano chiaramente ispirato a “Blade Runner”, dove se non nevica è perché ci troviamo in qualche bettola o negli alberghi malfamati del quartiere arabo. Qui Jimi Dini (un catatonico Christopher Lambert…c’era davvero bisogno di una “star” internazionale?), programmatore di videogiochi della Okosama Star, sta ultimando la progettazione del nuovo videogame “Nirvana”. Un virus si insinua però tra i circuiti del programma, rendendo cosciente della propria esistenza il protagonista Solo (l’immancabile Abatantuono, anche qui perfettamente diretto da Salvatores), il quale prega il suo  demiurgo di cancellare per sempre il gioco e la sua vita senza scopo.  Jimi intraprenderà così un viaggio nella periferia urbana, alla ricerca di un hacker che gli permetta di accedere al database della Okosama ed eliminare il programma, aiutato da Joystick (il grandissimo Rubini, che in pochi secondi riduce Lambert a mediocre comprimario).

“Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno”: L’ ultimo film di Woody Allen

Woody Allen ritorna in Inghilterra. Sceglie Londra come sfondo per questa commedia leggera e ironica sull’illusione dell’amore.

la locandina del nuovo film di Woody Allen

la locandina del nuovo film di Woody Allen

 Il tema in questione è la sua specialità ma negli ultimi anni ci ha abituati a diversi alti (Match Point su tutti) e bassi (Vicky Cristina Barcelona indubbiamente).

“Great scott!” – dopo 25 anni, di nuovo nelle sale “Ritorno al Futuro”

E’ il 25 ottobre dell’85. Una DeLorean. Uno scienziato dalla capigliatura discutibile. Un ragazzotto degli anni ’80 con la passione per l’hard rock. Il “flusso canalizzatore”. Tutti sanno di cosa stiamo parlando.

Bene, 25 anni dopo, il mondo è pronto a ritornare indietro nel tempo per  essere catapultato nuovamente, insieme a Marty, in quel 5 novembre del 1955. Dopo l’Inghilterra e gli Stati Uniti, anche l’Italia, infatti, renderà omaggio ai 25 anni di “Ritorno al futuro”.

Iron Sky: ovvero il film sui nazisti che ritornano dalla luna per conquistare la terra!

Siamo nel 1945. Alla fine della seconda guerra mondiale lo staff dell’ufficiale delle SS Hans Kammler, fa un significativo passo avanti negli studi sulla forza di gravità.

la locandina del trailer di "Iron sky"

la locandina del trailer di "Iron sky"

 La scoperta è talmente sensazionale e segreta che in una base top secret costruita in Antartide dai tedeschi, sono state lanciate astronavi naziste alla fine del ’45 per fondare la base militare Schwarze Sonne (Sole Nero), sul lato oscuro della Luna. Il progetto è quello di costruire una potente flotta per tornare in seguito sulla terra per riconquistare il mondo.
Ora nel 2018, l’invasione nazista è alle porte e il mondo è a un passo dalla terza guerra mondiale.

“Sherlock Holmes” di Guy Ritchie ovvero: Doyle? E chi cazzo è Doyle?

Ammetto che ero stato prevenuto verso il vecchio Guy, probabilmente per colpa dell’ultimo deludente “RocknRolla”,  variazione assai poco ispirata dei vari “Lock & Stock” e “The Snatch” (due cult imperdibili). Così quando è uscito “Sherlock Holmes” (2009), l’avevo catalogato come una cagata a priori, ma mi sbagliavo. Ritchie, finalmente abbandonata l’abusata struttura “a intreccio” che aveva caratterizzato quasi tutti i suoi film precedenti (tra storie di gangster sadici e sfigati della mala londinese) e che ormai sembrava non aver più altro di nuovo da aggiungere, fa centro con una rivisitazione tutt’altro che ortodossa del celebre detective inglese.

Genio e sregolatezza, cinismo e romanticismo, Holmes è un personaggio controverso, pieno di lati oscuri, impenetrabili, non certo un eroe classico. Assistito dal celebre Dottor Watson, qui tutt’altro che mera spalla, bensì la faccia più razionale e ordinata della stessa medaglia, la creatura di Doyle si troverà alle prese con forze oscure, esoterismo, magia nera e quant’altro. Non conta tanto la trama (decisamente poco originale), quanto l’ottima caratterizzazione dei protagonisti, merito soprattutto dei due bravissimi interpreti: uno sfatto Robert Downey Jr. e l’assai british Jude Law. I brillanti dialoghi (in cui il buon Guy è maestro) e lo scambio di sguardi ironici, battute, gesti tra i due, riescono da soli a tenere alto il ritmo del film.

“Il muro” di Simone Bitton (2004)

“Noi amiamo questa terra così tanto che ci imprigionano dentro”.

la locandina del film "Il muro"

la locandina del film "Il muro"

 Il Muro di Simone Bitton è una riflessione cinematografica, lucida e concreta, sul conflitto israelo-palestinese e sulle conseguenze di quest’ultimo. La regista francese sceglie un approcio documentaristico per raccogliere testimonianze e immagini di una terra e degli uomini sconvolti che la abitano.

“The Rocky Horror Picture Show”: don’t dream it, be it.

Tutto cominciò nel 1973, quando il semisconosciuto Richard O’Brien scrisse un musical, “The Rocky Horror Show”, con la regia di Jim Sharman e lo mise in scena nei teatrini di Londra. Quando lo stesso Jim Sharman al suo primo e unico lavoro cinematografico (escludendo il deludente sequel “Shock Treatment”) decise di tasformarlo in film, non pensava certo che avrebbe creato uno fra i più geniali cult movie della storia del cinematografo. La storia è piuttosto semplice: Brad (Barry Bostwick) e Janet (Susan Sarandon) dopo essere stati al matrimonio di amici, decidono anch’essi di convolare a giuste nozze e partono seduta stante alla ricerca del professor

La locandina del cult movie "The Rocky Horror Picture Show"

 Everett Von Scott, mentore e artefice della loro storia d’amore. Sorpresi dalla notte e da un forte temporale cercano riparo in un lugubre castello; ad accoglierli un inquietante maggiordomo, Rif Raff (Richard O’Brien), e un misterioso padrone di casa, Frank-N-Furter (Tim Curry), alieno bisex che in una girandola di avventure musical/erotiche li inizierà alla perdizione. Raccontato così non sembra un granchè, in realtà il “RHPS” è un film che va vissuto, non basta vederlo. Se non lo conoscete, non potete capire.

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